È tornato in questi giorni dall’America il Comm. Filoteo Alberini dove — dopo vicissitudini non troppo liete e dopo una lunga permanenza — ha potuto cedere il brevetto di una sua invenzione veramente destinata ad aprire nuovi orizzonti all’arte cinematografica.

Tale invenzione riguarda il raddoppiamento del campo visivo e quindi dell’azione cinematografica sul doppio, ed eventualmente sul triplo, schermo.

A proposito di schermo tripio se ne è molto parlato recentemente per l’applicazione attuata da Abel Gance nel suo Napoleone. Il metodo di Gance, che a rigor di termini non può considerarsi un’invenzione ma una semplice applicazione pratica, consiste nel riprendere con tre macchine sincroniche le grandi scene e nel riprodurle sullo schermo con la sincronica proiezione di tre pellicole normali che passano su un unico asse di tre apparecchi combinati. Ora, anche per il profano è facile considerare quale carattere di eccezionalità abbia tale applicazione e quali insormontabili difficoltà ne ostacolino l’attuazione pratica. Non solo bisognerebbe compiere una trasformazione radicale di tutti gli strumenti del cinematografo incominciando dalla macchina da ripresa per finire agli schermi, ma si dovrebbe ammettere la possibilità — praticamente assurda -— di evitare tutti quegli incidenti che possono turbare il sincronismo della proiezione: basta invece il salto di un fotogramma di una delle tre pellicole per turbare irrimediabilmente tale sincronismo e per arrestare la proiezione stessa.

L’applicazione attuata da Abel Gance ha però una grande importanza morale poiché rivela lo stato d’animo di tutti coloro che anelano a liberare il cinematografo dalle strettoie di un limitatissimo angolo d’obiettivo e consesuentemente, di uno schermo ormai sproporzionato all’ampiezza delle sale e all’importanza raggiunta dal cinematografo. Una specie di francobollo — come pittorescamente si esprime lo stesso Comm. Alberini — sperduto nei tondo delle immense sale dei moderni teatri.

Questa evoluzione del cinematografo, questo anelito a liberarlo dalle angustie della tecnica attuale per conquistare un respiro più vasto e più suggestivo, ha sempre tormentato l’inquieto ed insaziabile spirito del Comm. Filoteo Alberini. Egli ha intuito, prima d’ogni altro, che il cinematografo non poteva fossilizzarsi nelle sue attuali possibilità e fin dal 1918 ideava e risolveva il problema del raddoppiamento dell’angolo visivo di ripresa.

Di questa invenzione del Comm. Alberini si occupò diffusamente questo giornale — ed a noi era sfuggito dalla memoria! — in un articolo pubblicato nel numero del 22 marzo del 1918: articolo che riassumeva in questi termini le basi e la portata dell’invenzione :

«Ma tralasciando di enumerare tutte le gravi ed innumerevoli deturpazioni estetiche, cui danno luogo gli inconvenienti sopra accennati, è intuitivo immaginare quali tormentose lotte e quali aspre difficoltà artistiche, spesso anche insuperabili, gli inconvemienti medesimi oppongono anche ai più elevati: produttori di soggetti cinematografici, e nonostante tutti i più raffinati sistemi tendenti a diminuire almeno in parte i loro dannosi effetti, quali inconvenienti è perfettamente logico comprendere come potrebbero essere affatto annullati in parte ed in parte largamente attenuati qualora esistesse un tale apparecchio cinematografico capace di abbracciare un angolo di ripresa molto superiore ai 45 gradi.

Ebbene, un tale apparecchio oramai esiste, e la sua invenzione è stata appunto il risultato delle ricerche di Filoteo Alberini!

Da tempo esistevano invero apparecchi fotografici capaci di registrare una presa di angolo che, superando i 45 gradi, giungevano sino alla registrazione dell’intero orizzonte (360 gradi): tali apparecchi però, basati sul principio, propriamente detto panoramico, e cioè sul principio dell’obiettivo girevole, non avevano mai potuto passare dal campo puramente fotografico, perchè essi non erano capaci di riprendere che una sola fotografia per volta né più e né meno di quel che si ottiene col sistema fotografico comune. Ora il sig. Alberini è riuscito appunto ad applicare alla cinematografia il principio dell’obiettivo girevole, propriamente detto, panoramico, mediante l’attuazione del seguente sistema.

Egli ha inventato, e regolarmente costruito, uno speciale apparecchio di ripresa cinemategrafica per il quale la pellicola negativa si sposta intermittentemente in posizione curva dinnanzi ad un obiettivo girevole, anziché nella consueta posizione piena dinnanzi ad un normale obiettivo fisso. Con tale applicazione egli ha perfettamente risoluto il problema della ripresa cinematografica per un angolo, che volendo, può estendersi fino all’intero orizzonte, ma che, secondo le personali esperienze pratiche fino ad ora da lui eseguite, ha soltanto applicato ultissimamente per una estensione di ripresa che si aggira intorno ad un angolo di 90 gradi, e cioè per il doppio preciso di quello di 45 gradi, che fino ad ora è stato soltanto possibile di ottenere.

Tale invenzione, che ha trovato il più largo consenso ed elogio da parte dei più forti estimatori dell’arte e dell’industria cinematografica, ha già favorevolmente superato anche il suo più aspro vaglio, attraverso il laborioso e diligente esame teorico-pratico, cui sono ordinariumente sottoposte le invenzioni, da parte degli speciali privative industriali presso gli istituti per le concessioni degli Stati Uniti e altri paesi dell’Estero, ove le privative medesime sono state rilasciate a nome dello stesso Filoteo Alberini oltre che in Italia, Francia, Spagna e Argentina, sotto la denominazione di « Nuovo apparecchio per la ripresa di fotogrammi cinematografici ».

Lo stesso Alberini ha infine già eseguito con l’apparecchio suddetto la ripresa di numerosi quadri cinematografici, che eloquentemente attestano della meravigliosa praticità ed utilità della propria invenzione ».

Come si vede la documentazione delle date non può essere messa in dubbio. Quello che è il tormento dei grandi realizzatori moderni, quel problema che Abel Gance ha creduto di poter risolvere con una moltiplicazione per tre, il più vasto orizzonte del cinematografo, insomma, è una invenzione italiana, nettamente italiana, dovuta alla genialità di un tecnico di cui nessuno ignora la passione e la competenza e che ancora una voltà si è dimostrato un precursore.

Questo bisogna dire ben chiaro perché troppo spesso accade che le realizzazioni del talento italiano vengano, più o meno subdolamente, gabellate per invenzioni straniere.

Del resto, ormai, sia pure dopo tanta amarezza, l’invenzione del comm. Alberini non solo è stata riconosciuta in pieno ed altamente valutata dalle più note personalità della cinematografia americana, ma l’invenzione stessa è entrata nella sua fase d’applicazione. Negli Stati Uniti, infatti, si è costituita una forte società la Natura Film che ha acquistato il brevetto della Panoramica Alberini e che ne ha senz’altro iniziato lo sfruttamento.

Roma, 4 Settembre 1927